luglio 1, 2017

Trattar Treatise

Trattar Treatise (Processing Treatise)
H.I.C. (Hidden Improvisers Consort)

Un’esperienza di ricerca collettiva su possibili modelli di relazione tra segno e suono. Con H.I.C. da ‘Treatise’ di Cornelius Cardew
(di Claudio Lugo)

Dall’inizio degli anni ’90 tengo corsi in conservatorio, e in altri ambiti, sull’interpretazione di partiture che propongono sistemi di notazione non convenzionali. E’ un repertorio che ebbe importante fioritura nei decenni ’60 e ‘70 ed è costituito per lo più da opere grafiche, e/o concettuali, che spesso richiamano le compagini dei musicisti a un gioco con le prassi estemporanee, con l’improvvisazione.
Il grado di libertà consegnata agli esecutori di tali lavori solleva numerosi problemi conseguenti al dover condividere collettivamente un atto interpretativo. Spesso per superare queste difficoltà vien fatto uso della figura di un mediatore, un concertatore, un ‘conductor’, o anche un trascrittore/arrangiatore, scelte che riconducono il processo di realizzazione della partitura atipica grosso modo alle consuetudini in uso nella musica colta occidentale, strette sull’asse relazionale Autore-Interprete.

 

 

Generalmente tali opere stupiscono per il carattere singolare dell’impaginazione e la fantasia nel proporre sistemi di segni curiosi e inconsueti; personalmente ho sempre ritenuto che la frequentazione della musica, cosiddetta, ‘informale’ abbia un singolare valore pedagogico riposto nella delega, per il completamento dell’atto creativo, non già a un ‘co-’ o ‘sub-’ autore ma bensì a un collettivo ‘inter pares’, come esplicitamente richiesto, ad esempio, in opere celebri come la maderniana ‘Serenata per un satellite’, o ‘Autotono’ di Sylvano Bussotti.

 

 

“Treatise” di Cornelius Cardew è un lavoro che, a mio giudizio, necessita con particolare evidenza la messa a punto di strategie utili a generare modelli di traduzione segno/suono condivisi dal collettivo degli esecutori.

L’opera, datata 1963-67, è nota per la sua enigmaticità. Le 193 pagine del lavoro presentano segni di varia natura: forme geometriche astratte, forme che rimandano a oggetti concreti, simboli musicali riconoscibili, deformati o accennati; e numeri, da uno a cinque, sparsi tra le pagine. Nessuna legenda semiografica disponibile, poche e spesso poco chiare (quando non contraddittorie) le spiegazioni lasciate dall’Autore in varie sedi. Ai piedi di ogni foglio un pentagramma vuoto. Horror Vacui?

Dopo tre anni di lavoro assieme al collettivo H.I.C. (Hidden Improvisers Consort), formato da giovani improvvisatori di area genovese con i quali abbiamo sviluppato un nutrito catalogo di esercizi utili a riflettere sulla difficoltà dell’autogestione individuale nella pratica dell’improvvisazione collettiva, ci è sembrato il momento di azzardare l’approccio al mastodontico lavoro di Cardew, tra l’altro espressamente ispirato, per complicare l’intreccio, al Tractatus di Ludwig Wittgenstein.

Per un anno ci incontreremo una volta al mese documentando i passaggi del ‘making of’ e dopo ogni seduta pubblicheremo una breve video-sintesi.

 

 

Per coordinare e gestire il piano di lavoro abbiamo individuato un quartetto di ’tutor’. Con Mario De Simoni, chitarrista e matematico, ci occuperemo della direttrice Segno->Suono. Federico Palerma, pittore e docente in Accademia LIgustica, e Davide Mantovani, allievo dell’Accademia e percussionista, esploreranno il vettore inverso, Suono->Segno, producendo tavole grafico-pittoriche come ulteriori forme interpretative generate delle pagine di Treatise.

 

 

Avremo ospiti che irromperanno occasionalmente.

 

 

Il cammino è lungo e periglioso; restate sintonizzati!

 

 

con

Eugenia Mar Amisano, Laura Torterolo, Tina Omerzo, Gigi Magnozzi, Francesco Mascardi, Andrea Leone, Marco Traversone, Lorenzo Capello, Tommi Calomito, Pietro Martinelli, Giulio Gianì,  Pippo Costella, Davide Mantovani, Federico Palerma, Claudio Lugo e Ospiti

 

 

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